Fridays for future: sciopero per il clima

Il movimento Fridays for Future ha rivoluzionato l’attivismo climatico globale, portando milioni di giovani a manifestare per il futuro del pianeta. Da una singola studentessa a 14 milioni di attivisti: scopriamo insieme come è nato questo movimento che sta cambiando anche il mondo della moda sostenibile.


Come è Nato il Movimento Fridays for Future: Le Origini

Le Prime Proteste Climatiche Giovanili (2015)

Il movimento per il clima giovanile affonda le sue radici nel novembre 2015, durante un momento cruciale per l’ambiente globale. In occasione della COP21 (Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico) tenutasi a Parigi, per la prima volta nella storia 50.000 giovani in tutto il mondo decidono di saltare le lezioni scolastiche.

Obiettivi della protesta del 2015:

  • Richiedere il 100% di energia sostenibile
  • Promuovere l’utilizzo esclusivo di fonti rinnovabili
  • Sensibilizzare governi e opinione pubblica sulla crisi climatica
  • Partecipare attivamente alle decisioni sul futuro del pianeta

Questa mobilitazione giovanile, seppur significativa, non ricevette ancora l’attenzione mediatica che avrebbe ottenuto tre anni dopo.

Il Turning Point: Greta Thunberg e lo Skolstrejk för Klimatet

20 Agosto 2018: Nasce una Rivoluzione

La storia del movimento Fridays for Future cambia radicalmente il 20 agosto 2018, quando una quindicenne svedese pressoché sconosciuta compie un gesto destinato a fare storia: Greta Thunberg decide di non frequentare la scuola fino al 9 settembre 2018, data delle elezioni legislative svedesi.

La protesta di Greta:

  • Luogo: Davanti al Parlamento svedese (Riksdag) a Stoccolma
  • Strumento: Un cartello con la scritta “Skolstrejk för klimatet” (Sciopero scolastico per il clima)
  • Obiettivo: Chiedere al governo svedese di rispettare gli Accordi di Parigi sulla riduzione delle emissioni di CO2
  • Durata iniziale: Ogni giorno fino alle elezioni del 9 settembre

Perché Greta Ha Scelto di Protestare

La decisione di Greta Thunberg non è casuale. La Svezia, nel 2018, stava attraversando l’estate più calda mai registrata, con incendi boschivi senza precedenti e temperature anomale. Greta, già sensibilizzata alle tematiche ambientali, decide che non può più aspettare che gli adulti agiscano.

Dalla Protesta Solitaria al Movimento Globale

Settembre 2018 – Marzo 2019: L’Effetto Domino

Dopo le elezioni svedesi, Greta non si ferma. Anzi, la sua determinazione si rafforza: decide di scioperare ogni venerdì davanti al Parlamento svedese. Questa scelta, apparentemente semplice, innesca una reazione a catena straordinaria:

Timeline della diffusione:

  • Settembre 2018: Altri studenti svedesi si uniscono a Greta
  • Ottobre 2018: Il movimento si diffonde in Europa (Germania, Belgio, Paesi Bassi)
  • Novembre 2018: Prima manifestazione internazionale coordinata
  • Dicembre 2018: Greta parla alla COP24 in Polonia
  • Gennaio 2019: Il movimento raggiunge oltre 20 paesi
  • Febbraio 2019: Primi scioperi in Italia, Spagna, Francia
  • Marzo 2019: Oltre 1,4 milioni di studenti scioperano in 125 paesi

Il Nome: Fridays for Future

Le manifestazioni prendono ufficialmente il nome di “Fridays for Future” (in italiano: “Venerdì per il Futuro”), sottolineando:

  1. La cadenza settimanale: Ogni venerdì come momento di protesta
  2. La prospettiva futura: Lottare per il futuro del pianeta
  3. L’urgenza: Il futuro si decide oggi con le nostre azioni
  4. La costanza: Un impegno continuo, non sporadico

Nota SEO: Il movimento è conosciuto anche come Climate Strike (Sciopero per il Clima) e Youth for Climate (Giovani per il Clima), termini utilizzati intercambiabilmente in tutto il mondo.


Le Grandi Manifestazioni Globali di Fridays for Future

Climate Action Week: Settembre 2019

Il movimento raggiunge il suo apice di visibilità e partecipazione durante la Climate Action Week del settembre 2019:

20 Settembre 2019: Il Più Grande Sciopero Climatico della Storia

  • Partecipanti globali: 4 milioni di persone
  • Paesi coinvolti: 163
  • Città mobilitate: Oltre 4.500
  • Caratteristica: Prima volta che adulti e lavoratori si uniscono massivamente agli studenti

27 Settembre 2019: Il Secondo Global Strike

  • Partecipanti: 6,6 milioni di persone
  • Record: Più grande protesta climatica mai organizzata
  • Italia: Oltre 1 milione di manifestanti in 150 città

Totale Climate Action Week: 7,6 milioni di persone mobilitati in una settimana.

I Numeri del Movimento (Aggiornati)

Dalla sua nascita nel 2018, Fridays for Future ha raggiunto cifre straordinarie:

  • 14 milioni di persone coinvolte complessivamente
  • 7.500+ manifestazioni organizzate
  • Presenza in 220+ paesi e territori
  • Migliaia di gruppi locali attivi
  • Milioni di follower sui social media

Caratteristiche del Movimento Fridays for Future

Un Movimento Orizzontale e Spontaneo

A differenza di organizzazioni tradizionali, Fridays for Future si caratterizza per:

  1. Assenza di leadership formale: Nessun presidente o direttivo ufficiale
  2. Greta come simbolo, non leader: Punto di riferimento ma non gerarchico
  3. Struttura orizzontale: Decisioni prese collettivamente
  4. Autonomia locale: Ogni gruppo organizza le proprie azioni
  5. Coordinamento globale: Attraverso piattaforme digitali e assemblee

Principi Fondamentali

Pacifismo assoluto:

  • Proteste rigorosamente pacifiche
  • Nessuna violenza fisica o verbale
  • Disobbedienza civile non violenta
  • Dialogo costruttivo

Inclusività:

  • Aperto a tutti, indipendentemente da età, provenienza, orientamento
  • Nessuna barriera all’ingresso
  • Valorizzazione di ogni contributo

Basato sulla scienza:

  • Richieste fondate su evidenze scientifiche
  • Ascolto della comunità scientifica
  • Rifiuto del negazionismo climatico

Quali Sono gli Obiettivi di Fridays for Future

Obiettivi Ambientali Primari

Il movimento Climate Strike ha obiettivi chiari e scientificamente fondati:

1. Rispettare gli Accordi di Parigi sul Clima (2015)

Gli Accordi di Parigi, ratificati durante la COP21, stabiliscono:

  • Obiettivo principale: Mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali
  • Obiettivo ambizioso: Limitare l’aumento a 1,5°C
  • Traguardo finale: Raggiungere il net zero (zero emissioni nette di gas serra)
  • Tempistica: Entro la seconda metà del secolo

Perché questi numeri sono importanti:

  • Ogni 0,5°C in più comporta conseguenze drammatiche
  • A +1,5°C: eventi estremi più frequenti ma gestibili
  • A +2°C: rischio di punti di non ritorno (es. scioglimento ghiacci, foreste amazzoniche)
  • Oltre i +2°C: impatti catastrofici e irreversibili

2. Riduzione Drastica delle Emissioni di CO2

Richieste specifiche del movimento:

  • Riduzione del 50% delle emissioni entro il 2030
  • Zero emissioni nette entro il 2050
  • Abbandono progressivo dei combustibili fossili
  • Transizione a energie rinnovabili al 100%

3. Pressione su Governi e Istituzioni

Fridays for Future esercita pressione morale e politica su:

  • Governi nazionali: Per politiche climatiche più ambiziose
  • Legislatori: Per leggi vincolanti sulla riduzione emissioni
  • Aziende: Per pratiche sostenibili e trasparenza
  • Media: Per maggiore copertura della crisi climatica
  • Istituzioni finanziarie: Per disinvestimento da fossili

Giustizia Climatica e Sociale

Un aspetto fondamentale del movimento Youth for Climate è il collegamento tra crisi climatica e giustizia sociale:

La Crisi Climatica È Ingiusta

  • I più poveri pagano per i più ricchi: I paesi meno sviluppati subiscono le conseguenze peggiori pur contribuendo meno alle emissioni
  • Generazioni future: I giovani di oggi erediteranno un pianeta compromesso
  • Comunità vulnerabili: Popolazioni insulari, agricoltori, comunità costiere sono i primi colpiti

Connessioni con la Giustizia Sociale

Il movimento collega la lotta climatica a:

  1. Migrazioni climatiche: 200 milioni di rifugiati climatici previsti entro il 2050
  2. Esaurimento risorse: Acqua, cibo, terre coltivabili
  3. Sfruttamento umano: Filiere produttive non etiche
  4. Disuguaglianze economiche: Chi inquina di più è spesso chi guadagna di più
  5. Diritti umani: Ambiente sano come diritto fondamentale

Fridays for Future e la Moda Sostenibile

Perché la Moda È Cruciale per il Clima

L’industria della moda è uno dei settori più inquinanti al mondo:

Dati allarmanti:

  • 10% delle emissioni globali di CO2 (più di voli e navi insieme)
  • 20% dell’inquinamento idrico industriale
  • 85% dei tessili finisce in discarica ogni anno
  • 100 miliardi di capi prodotti annualmente
  • 35% delle microplastiche negli oceani proviene da tessuti sintetici

Il Ruolo della Moda Sostenibile

Brand come Remodèe rispondono agli obiettivi di Fridays for Future attraverso:

1. Economia Circolare

  • Riuso di materiali: Pelli e tessuti di recupero
  • Zero sprechi: Nessuna nuova produzione di materie prime
  • Riciclo permanente: Prodotti riparabili e rigenerabili

2. Produzione a Basso Impatto

  • Filiera corta: Made in Tuscany = meno trasporti
  • Energia locale: Artigiani toscani con energia rinnovabile
  • Assenza chimica tossica: Materiali già trattati e certificati

3. Slow Fashion vs Fast Fashion

  • Qualità duratura: Borse che durano 10+ anni
  • Design senza tempo: Mai fuori moda
  • Edizioni limitate: Contro la sovrapproduzione

4. Giustizia Sociale

  • Salari equi: Artigiani italiani con contratti regolari
  • Condizioni etiche: Laboratori certificati
  • Valorizzazione competenze: Mantenimento tradizioni locali

Come i Consumatori Possono Unirsi alla Lotta

Scelte quotidiane che fanno la differenza:

Acquistare meno, acquistare meglio

  • Privilegiare brand sostenibili certificati
  • Investire in qualità che dura
  • Evitare fast fashion

Scegliere prodotti riciclati/rigenerati

  • Borse in pelle riciclata come quelle di Remodèe
  • Tessuti da economia circolare
  • Materiali certificati

Supportare produzione locale

  • Made in Italy = meno CO2 da trasporto
  • Economia locale = posti di lavoro etici
  • Artigianato = preservazione competenze

Riparare invece di buttare

  • Manutenzione regolare
  • Riparazioni professionali
  • Upcycling creativo

Chi Partecipa a Fridays for Future

I Protagonisti Principali

Studenti e Giovani (Gen Z e Millennial)

Il cuore del movimento:

  • Gen Z (nati 1997-2012): I più attivi, spesso ancora a scuola
  • Millennial (nati 1981-1996): Supporto e organizzazione
  • Motivazione: È il loro futuro in gioco

Organizzazioni Parallele Nate dal Movimento

  1. Teachers for Future: Insegnanti che supportano gli studenti
  2. Parents for Future: Genitori solidali con i figli attivisti
  3. Scientists for Future: Ricercatori che forniscono dati scientifici
  4. Artists for Future: Artisti che usano la creatività per il clima
  5. Entrepreneurs for Future: Imprenditori per economia sostenibile
  6. Psychologists for Future: Aiuto psicologico per eco-ansia

ONG e Associazioni Ambientaliste

Le grandi organizzazioni che supportano FFF:

  • Greenpeace: Campagne coordinate
  • WWF: Dati scientifici e supporto logistico
  • Legambiente (Italia): Organizzazione manifestazioni
  • Extinction Rebellion: Azioni di disobbedienza civile
  • 350.org: Coordinamento internazionale

Come Partecipare

Il movimento è aperto a tutti:

Per unirti a Fridays for Future:

  1. Visita il sito ufficiale: fridaysforfutureitalia.it
  2. Trova il gruppo locale della tua città
  3. Partecipa alle assemblee (online e offline)
  4. Unisciti alle manifestazioni del venerdì
  5. Condividi sui social con #FridaysForFuture

Modalità di protesta:

  • Scioperi scolastici/lavorativi (venerdì)
  • Cortei e manifestazioni pacifiche
  • Presidi davanti a istituzioni
  • Flashmob creativi
  • Sit-in simbolici
  • Lezioni in piazza con esperti

L’Impatto di Fridays for Future

Cambiamenti Politici Ottenuti

Successi del movimento:

  1. Dichiarazioni di emergenza climatica: Oltre 1.800 giurisdizioni
  2. Target emissioni aggiornati: UE, UK, altri paesi hanno alzato obiettivi
  3. Leggi climatiche: Nuove normative in vari paesi
  4. Disinvestimenti fossili: Fondi pensione, università
  5. Maggiore attenzione mediatica: Il clima è ora un tema mainstream

Cambiamento Culturale

Impatto sulla società:

  • Consapevolezza ambientale: Dall’8% al 68% in alcuni paesi
  • Pressione su aziende: Greenwashing più difficile
  • Educazione: Temi climatici nei programmi scolastici
  • Consumo critico: Boom prodotti sostenibili

Critiche e Sfide

Il movimento affronta anche critiche:

  • Accusato di essere “troppo radicale” o “non abbastanza”
  • Tensione tra richieste ambiziose e realismo politico
  • Necessità di inclusione maggiore (Sud del mondo, fasce deboli)
  • Rischio di esaurimento attivisti (burnout)

Conclusione: Un Movimento che Cambia il Mondo

Fridays for Future rappresenta molto più di proteste studentesche: è un movimento generazionale che sta ridefinendo le priorità globali. Dal gesto solitario di Greta Thunberg a 14 milioni di attivisti, il messaggio è chiaro: il futuro del pianeta non è negoziabile.

Il Legame con la Moda Sostenibile

Brand come Remodèe incarnano i valori del movimento:

  • Rispetto per l’ambiente attraverso riuso e riciclo
  • Giustizia sociale con produzione etica locale
  • Qualità contro usa-e-getta
  • Trasparenza e autenticità

Cosa Puoi Fare Oggi

Azioni immediate:

  1. Unisciti al movimento: Partecipa a Fridays for Future
  2. Cambia i tuoi consumi: Scegli moda sostenibile
  3. Diffondi consapevolezza: Parla di crisi climatica
  4. Vota con il portafoglio: Supporta brand etici come Remodèe
  5. Pretendi azione: Scrivi a politici e amministratori

Scopri la Moda Sostenibile di Remodèe

Sostieni la lotta climatica anche attraverso le tue scelte di moda:

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  • Per progetti custom da tuoi materiali
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  • Per consulenze su moda sostenibile

Ogni acquisto sostenibile è un voto per il futuro del pianeta. Ogni borsa Remodèe è una scelta per il clima.


FAQ – Domande Frequenti su Fridays for Future

Quando è nato Fridays for Future? Il movimento è nato ufficialmente il 20 agosto 2018 con la protesta di Greta Thunberg, ma affonda le radici nelle proteste giovanili del 2015 durante la COP21.

Quante persone hanno partecipato a Fridays for Future? Si stima che fino a 14 milioni di persone abbiano partecipato alle varie manifestazioni del movimento dal 2018 a oggi.

Quali sono gli obiettivi principali? Rispettare gli Accordi di Parigi, ridurre le emissioni del 50% entro il 2030, raggiungere zero emissioni nette entro il 2050.

Come posso partecipare? Visita fridaysforfutureitalia.it, trova il gruppo locale, partecipa alle assemblee e agli scioperi del venerdì.

Cosa c’entra con la moda sostenibile? L’industria della moda produce il 10% delle emissioni globali. Scegliere brand sostenibili come Remodèe è un’azione concreta per il clima.


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Brand Sostenibili Economici (o NO?)

Il cambiamento proposto da un approccio sostenibile non riguarda solo l’inquinamento prodotto dalle fabbriche, ma soprattutto dalla modalità in cui vengono reperiti o ricavati i materiali e dalle condizioni dei lavoratori per l’intera filiera; inoltre è fondamentale l’eventuale presenza di avanzi delle produzioni che finiscono poi in discarica o in qualche caso vengono smaltiti in modo dannoso per l’ambiente.

La sostenibilità comporta sicuramente che il modello fast-fashion non sia tollerabile a livello ambientale, ma nemmeno che le condizioni di lavoro siano totalmente intollerabili lungo tutta la filiera. Questo modello però non è sostenibile. Ha infatti notevoli impatti ambientali, legati alle emissioni di gas serra, all’uso di suolo e al consumo di acqua, oltre che all’inquinamento delle falde acquifere e degli oceani. Inoltre, gli stabilimenti produttivi si trovano per lo più in Paesi in via di sviluppo dove non sempre vigono rigorose leggi in materia di diritto del lavoro molto lontani dalle politiche di altri brand che non sfruttano i lavoratori.

Ad oggi però l’unico impedimento per molte persone per l’acquisto di abbigliamento sostenibile è sicuramente dovuto dal prezzo; il costo è sicuramente più alto perchè il costo del lavoro è differente se si tratta di un artigiano che produce manualmente ogni capo rispetto ad una catena fast-fashion in cui spesso non si hanno forme di tutela sociale e nemmeno un salario equo.

Sicuramente però la qualità dei materiali e della produzione fanno la differenza e portano ad optare per un acquisto più consapevole di un minor numero di capi ma di qualità superiore.

Questo comporta che magari non esistono troppi Brand Sostenibili Economici (come potrebbero essere presenti nella catena fast-fashion) ma l’economicità del prodotto è dovuta all’utilizzo nel corso degli anni, e quindi un ammortamento del costo non proponibile con abbigliamento dal basso costo ma che dura una sola stagione.

OUTFIT SHOW BERGAMO

OUTFIT SHOW è un evento “all fashion“, dedicato a collezioni ed accessori uomo/donna, esposti in un ambiente dal layout essenziale. Come suggerisce il nome, presenta ogni genere di prodotto che possa essere utilizzato in combinazione con altri per comporre un “outfit”: abbigliamento, accessori, gioielli, make-up etc.

Nell’era dei social-network, ai protagonisti tradizionali dell’industria della moda, Brand e Buyer, si sono aggiunti gli Influencer: oggi la loro importanza è cresciuta al punto tale che ormai i budget pubblicitari di moltissime aziende sono trasferiti interamente sui socials. Il principale obiettivo di OUTFIT SHOW è quello di promuovere il più possibile i rapporti commerciali tra i Brand e gli Influencer, mettendoli per 3 giorni sotto lo stesso tetto a confrontarsi e parlare di moda. Per favorire la nascita di vere relazioni personali, quelle che i logaritmi degli insight-software non potranno mai creare.

Borse Milano

Abbiamo presentato ad Outfit show Bergamo le nostre borse ai vari influencer in un contesto dinamico di moda vicino a Milano

Potete visualizzare sul sito OUTFIT SHOW l’edizione di Marzo a Bergamo

NEL NOSTRO SHOP troverete tutte le creazioni presentate ad Outfit Show

 Moda e Stile Y2K 

Negli ultimi periodi si è visto un ritorno di interesse verso gli anni 2000, grazie ai vari social network la moda e stile Y2K è stata rivalorizzata dalla Gen-Z.

La moda solitamente è caratterizzata da ciclicità, alla fine tutto torna (o quasi).

Sono quindi tornate di moda magliette corte, pantaloni ampi e accessori anche quasi kitsch.

La moda Y2K era caratterizzata da una serie di eccessi riportati ai giorni nostri:

Pantaloni dritti, cardigan, gonne svasate, foulard e mini top in primis che sono un must-have degli anni duemila da avere assolutamente adesso.

E’ possibile quindi recuperare vecchi capi di quel periodo anche se alcuni brand stanno riproponendo le stesse linee.

Sicuramente in tema di sostenibilità spopola il riutilizzo di vecchi capi o anche la rimodulazione di vecchi tessuti di questo periodo

Green growth e SDG 12

Green growth

Green growth   è un termine per descrivere un ipotetico percorso di crescita economica sostenibile dal punto di vista ambientale. Si basa sulla consapevolezza che finché la crescita economica rimane un obiettivo predominante, è necessario separare la crescita economica dall’uso delle risorse e dagli impatti ambientali negativi. In quanto tale, Green growth è strettamente correlata ai concetti di economia verde e sviluppo a basse emissioni di carbonio o sostenibile. Uno dei motori principali del Green growth è la transizione verso sistemi energetici sostenibili. I sostenitori delle politiche di Green growth sostengono che politiche verdi ben implementate possono creare opportunità di occupazione in settori come le energie rinnovabili, l’agricoltura verde o la silvicoltura sostenibile e anche la moda.

SDG12

L’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 12 (SDG 12 o Global Goal 12), intitolato “Consumo e produzione responsabili”, è uno dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile stabiliti dalle Nazioni Unite nel 2015. La formulazione ufficiale dell’SDG 12 è “Assicurare un consumo e una produzione sostenibili modelli”.

L’SDG 12 ha lo scopo di garantire un buon uso delle risorse, migliorare l’efficienza energetica, infrastrutture sostenibili e fornire accesso ai servizi di base, posti di lavoro verdi e dignitosi e garantire una migliore qualità della vita per tutti. L’SDG 12 ha 11 obiettivi da raggiungere almeno entro il 2030 e il progresso verso gli obiettivi viene misurato utilizzando 13 indicatori.

SDG 12 vuole garantire il benessere riducendo allo stesso tempo il consumo eccessivo delle risorse naturali. I modelli attuali di produzione e consumo comportano un notevole spreco di risorse ed il danneggiamento degli ecosistemi al livello globale.

Si stima che la popolazione mondiale raggiungerà i 9.600 milioni entro il 2050; con questa cifra occorrerebbero le risorse naturali di tre pianeti per far fronte alle necessità di impiego e consumo al livello globale.

È necessario usare in modo efficiente le risorse naturali , è quindi mportante cambiare il modello di produzione e le abitudini di consumo.

Con l’SDG 12 le Nazioni Unite aspirano a cambiare il modello attuale di produzione riducendo l’impiego di prodotti chimici eco-sostenibili e la diminuzione degli sprechi in generale. Nella promozione di un approccio efficiente, responsabile e sostenibile alle risorse naturali, questo SDG si rivolge sia alle imprese (processi produttivi), che alle persone (consumi e pratiche come il turismo sostenibile), ai Governi (al livello normativo/ad esempio, disincentivazione dell’uso dei combustibili fossili).

Ruolo delle imprese: le aziende che desiderano contribuire all’SDG 12 ed ottenere un vantaggio competitivo hanno a disposizione molte possibilità di azione, soprattutto quelle che operano nei settori alimentare, tessile o dei beni di consumo. Ad esempio, le imprese potrebbero ritirare gradualmente dal mercato quei prodotti o servizi che richiedono un eccessivo consumo di energia e di risorse naturali, favorendo progressivamente l’impiego di materiali riciclabili e biodegradabili nei propri processi produttivi. Scheda di approfondimento

Fashionrevolution

FashionRevolution è un movimento no-profit globale tra i più grandi al mondo, rappresentato da The Fashion Revolution Foundation e Fashion Revolution CIC con gruppi in più di 100 paesi nel mondo[1].

Gruppo di protesta #WhoMadeMyClothes

Fashion Revolution è portavoce di numerose campagne per riformare il sistema moda industriale, in particolare sull’importanza e la necessarietà di maggior trasparenza nella catena di approvigionamento della moda[1].

Sorto nel 2013, FashionRevolution ha designato l’anniversario del disastro del Rana Plaza in Bangladesh come FashionRevolution Day, durante il quale si tengono ogni anno eventi speciali proprio il 24 Aprile[2].

Il Fashion Revolution Day ricade annualmente il 24 aprile in concomitanza con l’anniversario del collasso del palazzo Rana Plaza avvenuto nel 2013, dove morirono 1133 persone e ci furono oltre 2500 feriti. Il Fashion Revolution Day è stato anche creato per sottolineare l’attuale emergenza climatica. è stata anche sottolineata la consapevolezza dello sfruttamento della filiera di fornitura. L’obiettivo del movimento è di cambiare il modo in cui i vestiti vengono prodotti e acquisiti[9]. Nel 2016 si è espanso/evoluto nella Fashion Revolution Week.

Storia

Fashion Revolution è stato fondato da Carry Somers e Orsola De Castro[6] nel 2013 dopo il disastro del Rana Plaza in Bangladesh.

Somers e De Castro hanno entrambe alle spalle una carriera nell’industria della moda. Durante i 20 anni precedenti, il marchio di moda di Somers, Patchacuti, è stato un pioniere per quanto riguarda la trasparenza nella catena di approvigionamento e De Castro ha lanciato e guidato il marchio pioniere nel riciclo From Somewhere dal 1997 fino al 2014[1][7].

Fashion Revolution è stata creata come una piattaforma per accademici, designer, scrittori, venditori e uomini e donne d’affari per incoraggiare le persone ad agire nell’industria della moda e rendere la moda più sostenibile.

Somers e De Castro hanno lanciato l’hashtag #WhoMadeMyClothes nel 2014[8].

L’organizzazione è stata fondata grazie a fondazioni private, sovvenzioni istituzionali, organizzazioni commerciali e donazioni dei cittadini.

Moda usa e getta, un problema sociale ma anche ambientale

La moda usa e getta o fast fashion è un sistema lineare che non prevede il ricilo o riutilizzo dei capi, tutto dovuto al fatto che la disponibilità è enorme e i prezzi sono bassissimi.
In questo modo la vita dei capi è di una stagione, in alcuni casi anche meno.


Il costo del capo non deve essere valutato soltanto in base ai materiali e alla manodopera (spesso sottopagata) ma anche in base al costo per l’ambiente.


Negli ultimi giorni anche sulle testate giornalistiche nazionali ( qui l’articolo sul sito rainews) si è parlato delle discariche presenti in tutto il mondo.


Discariche dove finiscono gli abiti che sono gli scarti dell’industria della moda e quindi si parla di fast fashion inquinamento in Cile ad esempio, diventato polo internazionale per la raccolta dei capi invenduti, prodotti in Cina, in Bangladesh e provenienti da Asia, Stati Uniti ma anche dall’Europa.


Delle circa 59000 tonnellate di vestiti che arrivano ogni anno una parte finisce nei negozi del Cile come abiti usati ma molti rimangono invenduti (circa 39000 tonnellate) e finiscono in queste discariche nel diserto.

Gli sprechi nella moda

Fast fashion, la moda dello spreco

Non si tratta certo di un segreto di stato, anzi. Si tratta di una verità abbastanza lapalissiana, che sta sotto gli occhi di tutti. Basta scorgersi un poco per poterla osservare: se, ogni anno, comprassimo collettivamente, qualcosa come 80 miliardi di nuovi capi di abbigliamento, ne dovremmo poi buttare, per fare spazio negli armadi, praticamente la stessa identica quantità. È un gioco a somma zero o se preferite una mera questione di spazi.

The True Cost. Il prezzo della moda

fast fashion

È da questa considerazione che nasce e prende forma The True Cost, un documentario scritto e prodotto negli USA e totalmente incentrato sul mondo della moda. Si tratta di un’inchiesta che cerca di rispondere a una domanda apparentemente semplice: chi è che paga davvero il prezzo per il nostro abbigliamento? A volte, scopriremo guardando il documentario, l’essere umano nella sua accezione di homo-consumatore, può essere davvero il peggior nemico di se stesso.
Secondo The True Cost, viviamo acquistando qualcosa come il 400 per cento in più di abbigliamento di quanto abbiamo fatto negli ultimi venti anni! Le cause? Sono molteplici e tutte ben spiegate all’interno del documentario. Certamente la maggior di parte di esse sono da ricercare nella caduta dei costi di produzione (e di conseguenza di acquisto) dei capi d’abbigliamento.

Da un grande consumo derivano grandi responsabilità

Ovviamente questo massiccio consumo porta con sé delle conseguenze che si rivelano in diversi modi in tutto il mondo, si pensi ad esempio allo sfruttamento della mano d’opera nei paesi in via sviluppo, e il documentario cercherà di svelarcele.
“Sono dell’opinione che che dopo ogni grande cambiamento, in qualsiasi settore esso avvenga, ci voglia del tempo per comprendere prima e studiare poi cosa è realmente accaduto”. A dirlo è Christina Dean, fondatore e CEO di Redress, un’organizzazione che focalizza il proprio core business sulla promozione della sostenibilità ambientale nell’industria della moda. Prosegue la Dean: “Penso che ora sia necessario e inevitabile un cambiamento, perché non si può negare che l’industria della cosiddetta fast fashion sta avendo un impatto enorme sui paesi in via di sviluppo”.

80 chili di rifiuti tessili in un anno

The True Cost sottolinea come il cittadino americano medio sia in grado di gettare circa 80 chili di rifiuti tessili ogni anno e di non pensare assolutamente al riciclaggio vestiti.

Questa cifra, moltiplicata per tutti i cittadini statunitensi significa oltre 11 milioni di tonnellate di rifiuti in più soltanto negli Stati Uniti d’America. La maggior parte di questi tessuti inoltre non sono biodegradabili e per questo rimarranno accumulati nelle discariche per un periodo di tempo indeterminabile ma che si può stimare attorno ai duecento anni, oltre che impattare l’ambiente con l’immersione di gas nocivi nell’aria.

“Basta posare il proprio sguardo dentro una discarica” aggiunge la Dean, “per verificare personalmente come la quantità di abiti e tessuti gettati via sia in costante aumento, sopratutto nel corso degli ultimi dieci anni , come una sorta di coda lunga e sporca nel settore della fast fashion”.

fast fashion, la moda dello spreco
La fast fashion, la moda dello spreco è la tendenza da cui prende forma The True Cost, un documentario inchiesta totalmente incentrato sul mondo della moda.

No alla moda dell’usa e getta

Secondo Lucy Siegle, il produttore esecutivo di The True Cost, pur sapendo che la nostra società sta esaurendo molte delle nostre risorse naturali e pur conoscendo l’imminente necessità di rendere il mondo un luogo migliore dove vivere, partendo magari proprio dall’ambiente che ci circonda, i consumatori continuano a sostenere la fast fashion.
“In questo modo” dice la Siegle “ci avviciniamo sempre di più al declino della nostra specie e metaforicamente gettiamo nel cestino anche gli ultimi residui di natura incontaminata e non curandocene sembriamo decisi a continuare a produrre sempre più materiali usa e getta. Non ha senso. La moda non deve mai e poi mai essere pensata come un prodotto usa e getta”.